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Messina

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La Porta della Sicilia accoglie i visitatori con il sorriso e la bontà delle sue specialità

Informazioni

"I greci si stabiliscono in questo angolo di terra chiamandolo Zancle che significa falce, dalla forma del suo porto naturale. Il suo nome attuale deriva da Messenia"

Sulla punta nordorientale della Sicilia, Messina è la prima città che troviamo dopo aver lasciato lo stivale dell'Italia continentale, ad appena 5 chilometri di navigazione attraverso lo Stretto di Messina. È un importante porto per l'ingresso in Sicilia in traghetto o idroscafo. Anche i treni sono convogliati sui traghetti, per poi continuare la loro corsa sull'isola.

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Attrazioni Principali

Il Duomo e dintorni

Il Duomo e dintorni

Una passeggiata nell’area storica attorno al Duomo, inebriati dal profumo del mare e affascinati dal passaggio delle tipiche carrozze a cavallo, espressioni della belle epoque messinese, è il punto di partenza per visitare la Cattedrale a pianta basilicale con i tre portali tardo-gotici e il grande mosaico del Cristo Pantocratore all’interno. Notevole è il grandioso organo polifonico, uno dei più grandi d’Europa, perfettamente funzionante. Da non perdere è anche il Tesoro del Duomo che contiene corredi preziosi della famosa scuola orafa messinese e una raccolta di opere databili al medioevo. Messina era infatti la città più ricca di cave d’argento dalle quali il governo spagnolo otteneva la materia prima per coniare le monete.

La vista del Campanile normanno, alto 60 metri, è una delle maggiori attrattive. L’ora è scandita dal più grande e complesso orologio meccanico e astronomico del mondo. In piazza a mezzogiorno portiamo il naso all’insù per vedere l’originale e famoso carosello delle statue di bronzo dorato, collocato sulla facciata. Spostiamoci a destra del Duomo dove la Statua di Don Giovanni d’Austria ricorda la vittoria nella battaglia navale di Lepanto contro i Turchi il 7 ottobre 1571. Alle spalle, la Chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, gioiello d’arte arabo normanno del XII secolo, sorge dove un tempo vi era il Tempio di Nettuno. Poco distante, ecco la Galleria Vittorio Emanuele III in stile liberty: tre bracci confluenti verso il centro chiuso con una volta a cupola, vetrate del soffitto variopinte e pavimento decorato con mosaici.

Una passeggiata nell’area storica attorno al Duomo, inebriati dal profumo del mare e affascinati dal passaggio delle tipiche carrozze a cavallo, espressioni della belle epoque messinese, è il punto di partenza per visitare la Cattedrale a pianta basilicale con i tre portali tardo-gotici e il grande mosaico del Cristo Pantocratore all’interno. Notevole è il grandioso organo polifonico, uno dei più grandi d’Europa, perfettamente funzionante. Da non perdere è anche il Tesoro del Duomo che contiene corredi preziosi della famosa scuola orafa messinese e una raccolta di opere databili al medioevo. Messina era infatti la città più ricca di cave d’argento dalle quali il governo spagnolo otteneva la materia prima per coniare le monete.

La vista del Campanile normanno, alto 60 metri, è una delle maggiori attrattive. L’ora è scandita dal più grande e complesso orologio meccanico e astronomico del mondo. In piazza a mezzogiorno portiamo il naso all’insù per vedere l’originale e famoso carosello delle statue di bronzo dorato, collocato sulla facciata. Spostiamoci a destra del Duomo dove la Statua di Don Giovanni d’Austria ricorda la vittoria nella battaglia navale di Lepanto contro i Turchi il 7 ottobre 1571. Alle spalle, la Chiesa della SS. Annunziata dei Catalani, gioiello d’arte arabo normanno del XII secolo, sorge dove un tempo vi era il Tempio di Nettuno. Poco distante, ecco la Galleria Vittorio Emanuele III in stile liberty: tre bracci confluenti verso il centro chiuso con una volta a cupola, vetrate del soffitto variopinte e pavimento decorato con mosaici.

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Le Fontane

Le Fontane

A sinistra del campanile del Duomo troviamo la più bella fontana del ‘500 europeo, così definita dallo storico d’arte Berenson, la Fontana monumentale di Orione, dedicata al fondatore della città e secondo il mito, una delle cinque storiche di Messina, realizzata dal discepolo di Michelangelo, il fiorentino Montorsoli. Altra opera del Montorsoli, datata 1557, è la Fontana del Nettuno, custodita nel Museo Regionale e di cui una copia fedele si trova in piazza Unità d’Italia. La Fontana, allegoria delle acque dello Stretto, presenta il dio del mare con il tridente, con ai lati Scilla e Cariddi incatenati, i due mostri a guardia dello Stretto. Cariddi era una ninfa voracissima che abitava nelle acque di capo Peloro; fu punita da Giove per avere rubato ad Ercole i buoi. Scilla,invece, era una ninfa bellissima, di cui s’innamorò il figlio di Nettuno, Glauco, il cui amore non venne però corrisposto e per questo fu trasformata in un mostro.

In via Sant’Agostino, la Fontana dell’architetto Falconieri con la scultura nel 1842 presenta quattro mostri marini con teste di uomo, delfini, grifone e leone. E ancora le due Fontane di via I Settembre, realizzate nel ‘700 e ispirate al mare: una vasca circolare con stele, tritoni e mostri marini e in alto lo stemma imperiale spagnolo e quello della città di Messina. Altre due fontane dello stesso periodo sono conservate nel Museo Regionale.

A sinistra del campanile del Duomo troviamo la più bella fontana del ‘500 europeo, così definita dallo storico d’arte Berenson, la Fontana monumentale di Orione, dedicata al fondatore della città e secondo il mito, una delle cinque storiche di Messina, realizzata dal discepolo di Michelangelo, il fiorentino Montorsoli. Altra opera del Montorsoli, datata 1557, è la Fontana del Nettuno, custodita nel Museo Regionale e di cui una copia fedele si trova in piazza Unità d’Italia. La Fontana, allegoria delle acque dello Stretto, presenta il dio del mare con il tridente, con ai lati Scilla e Cariddi incatenati, i due mostri a guardia dello Stretto. Cariddi era una ninfa voracissima che abitava nelle acque di capo Peloro; fu punita da Giove per avere rubato ad Ercole i buoi. Scilla,invece, era una ninfa bellissima, di cui s’innamorò il figlio di Nettuno, Glauco, il cui amore non venne però corrisposto e per questo fu trasformata in un mostro.

In via Sant’Agostino, la Fontana dell’architetto Falconieri con la scultura nel 1842 presenta quattro mostri marini con teste di uomo, delfini, grifone e leone. E ancora le due Fontane di via I Settembre, realizzate nel ‘700 e ispirate al mare: una vasca circolare con stele, tritoni e mostri marini e in alto lo stemma imperiale spagnolo e quello della città di Messina. Altre due fontane dello stesso periodo sono conservate nel Museo Regionale.

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La granita e il cannolo ammirando lo stretto

La granita e il cannolo ammirando lo stretto

Prendiamoci il tempo che occorre: una pausa per gustare la granita di limone, oppure la famosa mezza con panna al caffè. In alternativa il cannolo con la ricotta. Nel frattempo ammiriamo il più grande porto naturale del Mediterraneo che abbraccia l’azzurro mare dello stretto. Lo stesso mare che ha visto il passaggio di San Paolo Apostolo e di Ulisse dell’Odissea che in queste acque aveva affrontato le minacciose onde. Da qui partivano per l’Europa i bastimenti carichi di grano e di seta che la città produceva. L’emozione è grande nell’ammirare la stele, a pianta ottagonale, alta 35 metri, della Madonnina del porto che benedice la città e le navi che entrano. Costruita sull’estremo lembo del braccio dell’arcata peninsulare, la Vergine, patrona della città, tiene nella mano sinistra la Sacra Lettera che Ella aveva consegnato all’ambasceria messinese, recatasi in Palestina nell’anno 42 D.C..

Prendiamoci il tempo che occorre: una pausa per gustare la granita di limone, oppure la famosa mezza con panna al caffè. In alternativa il cannolo con la ricotta. Nel frattempo ammiriamo il più grande porto naturale del Mediterraneo che abbraccia l’azzurro mare dello stretto. Lo stesso mare che ha visto il passaggio di San Paolo Apostolo e di Ulisse dell’Odissea che in queste acque aveva affrontato le minacciose onde. Da qui partivano per l’Europa i bastimenti carichi di grano e di seta che la città produceva. L’emozione è grande nell’ammirare la stele, a pianta ottagonale, alta 35 metri, della Madonnina del porto che benedice la città e le navi che entrano. Costruita sull’estremo lembo del braccio dell’arcata peninsulare, la Vergine, patrona della città, tiene nella mano sinistra la Sacra Lettera che Ella aveva consegnato all’ambasceria messinese, recatasi in Palestina nell’anno 42 D.C..

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Un giro per le Chiese

Un giro per le Chiese

La Chiesa di San Francesco d’Assisi, edificata nel 1254 in periodo angioino, di stile gotico siciliano, è il primo tempio dell’ordine francescano in Sicilia. Al suo interno si trova la tomba del Re di Sicilia Federico III d’Aragona. Il tempio è raffigurato nel dipinto della Pietà con tre angeli, opera di Antonello da Messina. Scendendo lungo il viale Boccetta, si raggiunge uno dei cuori verdi della città, la Villa Mazzini del 1832 e a sinistra la Chiesa di San Giovanni di Malta, realizzata da un allievo di Michelangelo, Giacomo Del Duca. Qui si conservano le reliquie del santo martire messinese Placido e il sepolcro dello scienziato messinese Francesco Maurolico. La Chiesa, al cui interno è allestita la mostra permanente dei Tesori della Cappella Palatina, oggetti sacri, argenteria e oreficeria e paramenti liturgici in seta, fu sede storica dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Poco distante, sulla via XXIV Maggio, si trova il Monastero seicentesco di Montevergine delle clarisse di Santa Eustochia, con parte del complesso fondato nel 1453. Eustochia Smeralda Calafato, il cui corpo incorrotto è conservato nello stesso Monastero, secondo una ricostruzione storica, fu amata dal celebre pittore Antonello da Messina che l’avrebbe anche raffigurata nella famosa opera della Vergine Annunziata. In via Santa Cecilia, la Basilica Pontificia di Sant’Antonio da Padova con il Museo Sant’Annibale Maria di Francia, custodisce ricordi e abiti del Santo messinese e oggetti provenienti dal vicino e poverissimo quartiere Avignone, dove lo stesso ha accolto, soccorso e formato “civilmente e religiosamente” la gioventù più bisognosa. Le spoglie di Sant’Annibale sono esposte al pubblico.

Più a nord della città, ai piedi dei monti Peloritani, scopriamo i ruderi di un’antica chiesa normanna, con annesso convento, dedicata a Santa Maria della Valle, meglio conosciuta con il nome di “Badiazza”, nel cui interno, a pianta basilicale a tre navate, vennero celebrate le nozze tra il re Federico III d’Aragona ed Eleonora d’Angiò. Nell’antico abitato marinaro di Briga Marina, emozionante è la visita alla Chiesetta di S. Paolo del 1200 e alla Pietra dove San Paolo si soffermò e si sedette per predicare ai messinesi nell’anno 38 d.C.

La Chiesa di San Francesco d’Assisi, edificata nel 1254 in periodo angioino, di stile gotico siciliano, è il primo tempio dell’ordine francescano in Sicilia. Al suo interno si trova la tomba del Re di Sicilia Federico III d’Aragona. Il tempio è raffigurato nel dipinto della Pietà con tre angeli, opera di Antonello da Messina. Scendendo lungo il viale Boccetta, si raggiunge uno dei cuori verdi della città, la Villa Mazzini del 1832 e a sinistra la Chiesa di San Giovanni di Malta, realizzata da un allievo di Michelangelo, Giacomo Del Duca. Qui si conservano le reliquie del santo martire messinese Placido e il sepolcro dello scienziato messinese Francesco Maurolico. La Chiesa, al cui interno è allestita la mostra permanente dei Tesori della Cappella Palatina, oggetti sacri, argenteria e oreficeria e paramenti liturgici in seta, fu sede storica dell’Ordine dei Cavalieri di Malta. Poco distante, sulla via XXIV Maggio, si trova il Monastero seicentesco di Montevergine delle clarisse di Santa Eustochia, con parte del complesso fondato nel 1453. Eustochia Smeralda Calafato, il cui corpo incorrotto è conservato nello stesso Monastero, secondo una ricostruzione storica, fu amata dal celebre pittore Antonello da Messina che l’avrebbe anche raffigurata nella famosa opera della Vergine Annunziata. In via Santa Cecilia, la Basilica Pontificia di Sant’Antonio da Padova con il Museo Sant’Annibale Maria di Francia, custodisce ricordi e abiti del Santo messinese e oggetti provenienti dal vicino e poverissimo quartiere Avignone, dove lo stesso ha accolto, soccorso e formato “civilmente e religiosamente” la gioventù più bisognosa. Le spoglie di Sant’Annibale sono esposte al pubblico.

Più a nord della città, ai piedi dei monti Peloritani, scopriamo i ruderi di un’antica chiesa normanna, con annesso convento, dedicata a Santa Maria della Valle, meglio conosciuta con il nome di “Badiazza”, nel cui interno, a pianta basilicale a tre navate, vennero celebrate le nozze tra il re Federico III d’Aragona ed Eleonora d’Angiò. Nell’antico abitato marinaro di Briga Marina, emozionante è la visita alla Chiesetta di S. Paolo del 1200 e alla Pietra dove San Paolo si soffermò e si sedette per predicare ai messinesi nell’anno 38 d.C.

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I punti panoramici

I punti panoramici

Messina è ricca di belvedere mozzafiato. Il Sacrario di Cristo Re, sepolcro monumentale dei caduti, con la grande campana; il Santuario di Montalto, edificato sul colle della Capperina, il cui luogo nel 1282 vide la rivolta del popolo messinese contro l’assedio degli Angioini. Con vista sui due mari Ionio e Tirreno è il Pilone d’acciaio, ribattezzato la Torre Eiffel di Messina, monumento storico tutelato, situato in località Faro, di ben 232 metri di altezza e 1250 scalini su rampe quasi sospese nel vuoto. Un elettrodotto dismesso, oggi percorribile, illuminato la notte da 32 fari.

Messina è ricca di belvedere mozzafiato. Il Sacrario di Cristo Re, sepolcro monumentale dei caduti, con la grande campana; il Santuario di Montalto, edificato sul colle della Capperina, il cui luogo nel 1282 vide la rivolta del popolo messinese contro l’assedio degli Angioini. Con vista sui due mari Ionio e Tirreno è il Pilone d’acciaio, ribattezzato la Torre Eiffel di Messina, monumento storico tutelato, situato in località Faro, di ben 232 metri di altezza e 1250 scalini su rampe quasi sospese nel vuoto. Un elettrodotto dismesso, oggi percorribile, illuminato la notte da 32 fari.

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Il mare e la pesca

Il mare e la pesca

Messina è legata al mare da sempre e molte sono le leggende attorno ad esso. Tra queste, quella di Colapesce, giovane pescatore messinese, che in fondo al mare sorregge con la spalla una delle tre colonne della Sicilia, e di Fata Morgana che si rifà ad un fenomeno ottico tipico dello stretto. Molte leggende sono raccontate dalla poetessa dello stretto Maria Costa, la voce del mare e dei miti, che è possibile incontrare nel piccolo borgo marinaro di Case Basse, in località Paradiso, inserita dal 2006 nel Registro della Eredità Immateriale – Libro Tesoro Vivente Umano della Regione Siciliana. Dal lungomare affascinante è la vista delle tipiche imbarcazioni, le feluche, che vanno su e giù per lo Stretto per catturare il pescespada che a volte raggiunge persino i 3 metri. La pesca del pescespada qui si pratica da maggio ad agosto ed è un’arte antichissima, tramandata da padre in figlio, che ha ispirato una celebre canzone di Domenico Modugno. Per le scorpacciate di cozze, datteri, ostriche, vongole, pescespada e costardelle il luogo perfetto è Ganzirri. Qui ci sono gli allevamenti e attorno ai laghetti della Riserva Naturale, possiamo gustare le tipiche pietanze messinesi.

Poco più avanti raggiungiamo Punta del Faro, Capo Peloro, il punto più orientale della Sicilia, dove si rinnova l’abbraccio amoroso e tormentato tra i due mari, Tirreno e Ionio e le terre del Peloro. Nel Parco Horcynus Orca, interessante è il percorso permanente “Alfabeti del Duemari” sui saperi del mare dello Stretto. La mostra, a metà tra la divulgazione scientifica e le arti contemporanee, racconta gli ambienti naturali di superficie ma anche la millenaria pesca del pescespada, delle fere e delle orche, soffermandosi sul moto caotico delle correnti, sui rapporti preda-predatore dello zoo-plancton e sulla flora e fauna tipiche dello Stretto. Ecco le suggestioni sugli ambienti di media profondità e sugli abissi, i relitti sottomarini. Infine, in uno spazio privo di luce, ammiriamo una collezione unica di pesci abissali, i mostri dello Stretto. Nell’antica contrada di Faro la pausa è d’obbligo per degustare il Faro Doc, un vino rosso dell’età Micenea. Si ricava dal Nerello Mascalese, dal Nocera e dal Nerello Cappuccio, che si coltiva nella stessa zona, uno dei tre vini Doc del territorio di Messina. In ultimo visitiamo l’Acquario Storico, di fronte alla Villa Mazzini, con 22 vasche espositive contenenti circa 100.000 litri di acqua marina dello Stretto di Messina e oltre 60 diverse specie ittiche del Mar Mediterraneo.

Messina è legata al mare da sempre e molte sono le leggende attorno ad esso. Tra queste, quella di Colapesce, giovane pescatore messinese, che in fondo al mare sorregge con la spalla una delle tre colonne della Sicilia, e di Fata Morgana che si rifà ad un fenomeno ottico tipico dello stretto. Molte leggende sono raccontate dalla poetessa dello stretto Maria Costa, la voce del mare e dei miti, che è possibile incontrare nel piccolo borgo marinaro di Case Basse, in località Paradiso, inserita dal 2006 nel Registro della Eredità Immateriale – Libro Tesoro Vivente Umano della Regione Siciliana. Dal lungomare affascinante è la vista delle tipiche imbarcazioni, le feluche, che vanno su e giù per lo Stretto per catturare il pescespada che a volte raggiunge persino i 3 metri. La pesca del pescespada qui si pratica da maggio ad agosto ed è un’arte antichissima, tramandata da padre in figlio, che ha ispirato una celebre canzone di Domenico Modugno. Per le scorpacciate di cozze, datteri, ostriche, vongole, pescespada e costardelle il luogo perfetto è Ganzirri. Qui ci sono gli allevamenti e attorno ai laghetti della Riserva Naturale, possiamo gustare le tipiche pietanze messinesi.

Poco più avanti raggiungiamo Punta del Faro, Capo Peloro, il punto più orientale della Sicilia, dove si rinnova l’abbraccio amoroso e tormentato tra i due mari, Tirreno e Ionio e le terre del Peloro. Nel Parco Horcynus Orca, interessante è il percorso permanente “Alfabeti del Duemari” sui saperi del mare dello Stretto. La mostra, a metà tra la divulgazione scientifica e le arti contemporanee, racconta gli ambienti naturali di superficie ma anche la millenaria pesca del pescespada, delle fere e delle orche, soffermandosi sul moto caotico delle correnti, sui rapporti preda-predatore dello zoo-plancton e sulla flora e fauna tipiche dello Stretto. Ecco le suggestioni sugli ambienti di media profondità e sugli abissi, i relitti sottomarini. Infine, in uno spazio privo di luce, ammiriamo una collezione unica di pesci abissali, i mostri dello Stretto. Nell’antica contrada di Faro la pausa è d’obbligo per degustare il Faro Doc, un vino rosso dell’età Micenea. Si ricava dal Nerello Mascalese, dal Nocera e dal Nerello Cappuccio, che si coltiva nella stessa zona, uno dei tre vini Doc del territorio di Messina. In ultimo visitiamo l’Acquario Storico, di fronte alla Villa Mazzini, con 22 vasche espositive contenenti circa 100.000 litri di acqua marina dello Stretto di Messina e oltre 60 diverse specie ittiche del Mar Mediterraneo.

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Una limonata nel salotto buono e le vie dello shopping

Una limonata nel salotto buono e le vie dello shopping

Una pausa nella centralissima Piazza Cairoli e poi shopping lungo il viale San Martino. Nel salotto della città, immerso tra gli alberi e la frescura della suggestiva fontana, gustiamo la tipica limonata al sale e le altre prelibatezze come gli sciroppi, le orzate, il tamarindo, la gazzosa, la spremuta di arance con granita di arance e lo sciampagnino, preparati dall’antico Chiosco che, nato nel 1871 in una fonderia della città, era un tempo punto d’incontro dei nobili messinesi. Alla fine del viale San Martino ecco il luogo dove il regista Michelangelo Antonioni ha diretto nel dicembre del 1959 la famosa scena del capolavoro “L’avventura”. A conclusione dello shopping occorre energia. Nelle rosticcerie del centro fermiamoci per un tipico arancino al ragù o una focaccia tradizionale messinese, con scarola riccia, acciughe salate, formaggio tuma e pomodorino; o ancora il pitone, un calzone ripieno di verdura scarola, pomodoro, formaggio primo sale ed acciuga.

Una pausa nella centralissima Piazza Cairoli e poi shopping lungo il viale San Martino. Nel salotto della città, immerso tra gli alberi e la frescura della suggestiva fontana, gustiamo la tipica limonata al sale e le altre prelibatezze come gli sciroppi, le orzate, il tamarindo, la gazzosa, la spremuta di arance con granita di arance e lo sciampagnino, preparati dall’antico Chiosco che, nato nel 1871 in una fonderia della città, era un tempo punto d’incontro dei nobili messinesi. Alla fine del viale San Martino ecco il luogo dove il regista Michelangelo Antonioni ha diretto nel dicembre del 1959 la famosa scena del capolavoro “L’avventura”. A conclusione dello shopping occorre energia. Nelle rosticcerie del centro fermiamoci per un tipico arancino al ragù o una focaccia tradizionale messinese, con scarola riccia, acciughe salate, formaggio tuma e pomodorino; o ancora il pitone, un calzone ripieno di verdura scarola, pomodoro, formaggio primo sale ed acciuga.

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